sangue dal caso

...e questo invece è il modo in cui l'affronto:
~ Lunedi, Febbraio 13 ~
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Queens of the stone age | Better living through chemistry

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per un motivo che mi è ancora poco chiaro, ho deciso di tornare a scrivere recensioni musicali. a dirla tutta dovrei buttarne giù una soltanto, per una rivista che ha risposto alla mia proposta di collaborazione con circa un anno di ritardo. non so perché lo faccio (né ricordo perché mi fossi proposto). avevo smesso e la cosa non mi aveva turbato. c’è da dire che i tizi di questa rivista mi hanno chiesto di occuparmi solo di ultime uscite e di darci un taglio col mio stile “creativo”. le due cose sarebbe sufficienti a farmi desistere: soprattutto non ho uno stile “creativo” – termine che trovo detestabile: il mio stile ha una sua necessità in parte ricavata, come antidoto, dall’impalpabile sostanza di certe recensioni musicali scritte (e lette) negli anni.

mi trovo in difficoltà. la critica musicale, che non leggevo da anni, mi sembra ancora appiattita sulle vicissitudini personali degli autori. se ti occupi di nick cave, devi parlare dei suoi “demoni”; si tende a far biografia (e facile retorica) di ogni minimo passo più o meno falso compiuto dalle popstar. questo, credo, perché la maggior parte dei critici musicali è composta soprattutto da ascoltatori, che non sempre hanno gli strumenti appropriati per affrontare la materia. sto parlando di teoria e tecnica musicale.

scrivere recensioni musicali fa parte delle cose che ho disimparato nel corso degli anni. ci pensavo qualche giorno fa. per la verità pensavo al fatto che non ho imparato nulla. poi il pensiero si è fatto più acuto: non solo non ho imparato, ma ho disimparato anche quel poco che sapevo. guardo la scrivania: è piena di libri che mi impediscono il movimento, soprattutto: libri che avrei potuto leggere e che non leggerò mai. in quell’avrei potuto c’è il passaggio, nella scelta di quei testi, di qualcosa che faceva già parte di me, come se l’avessi già appresa: e che nell’accumulazione inutile di carta io disimparo. almeno i dischi riuscivo ad assorbirli: anche quelli li accumulavo in modo grottesco – spesi la mia intera borsa di studio del primo anno di università in album di eels, sonic youth e rino gaetano – tant’è che poi ho smesso.

in tutto questo, non so se posso dirlo, la sola idea di guardare un film mi mette l’angoscia.


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